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Non era vero, Veronica non l'aveva detto.
Di tante che aveva conosciuto, lei era la più sincera, la più trasparente, un cristallo puro dai riflessi dorati. E tanto dolce. Così gli si era presentata la prima volta che si erano incontrati, così la pensava lui ogni volta che lei entrava nei suoi pensieri con delicata insistenza. Era primavera, tutto sembra nuovo, a primavera, perfino i sogni che si trascinano da una vita senza realizzarsi mai. I suoi erano semplici, i soliti sogni: una ragazza, un lavoro decoroso, una casa accettabile. Modesta e limpida, la vita che desiderava era a portata di mano, bastava prenderla. Il vero problema era la sua pigrizia, totale e invincibile, che lo teneva fermo sulla soglia delle cose ogni volta che stava per raggiungerle. "Lei è di qui?" la voce era vellutata, come i suoi occhi. Grandi. Probabilmente gli occhi più sinceri che avesse mai visto. "Non proprio, o meglio, vivo qui da qualche anno ma vengo da un'altra città. Se ha bisogno di informazioni chieda pure, so tutto di questo posto". Lei chiese, con pose da turista smarrita, lui la squadrò meglio e decise che sì, era proprio una bella ragazza e aveva l'aria di essere onesta. Voleva sapere dove si trovava una certa chiesa dove, disse, avrebbe voluto sposarsi. Oddio, fine del sogno! pensò lui, sospirando come uno già innamorato cotto. Ma lei lo rincuorò subito, disse che non aveva neppure un ragazzo, aveva visto quella chiesa tanti anni prima, ed aveva deciso che un giorno, se si fosse sposata, l'avrebbe scelta fra tutte per una certa atmosfera che si respirava là dentro, "Normale, come in tutte le chiese" disse lui con una vena di sarcasmo che non sfuggi alla ragazza. Il suo viso per un attimo si contrasse, lo guardò con un'espressione di dolore che lo fece quasi sentire in colpa: doveva essere fragile, sensibile. Probabilmente bisognava trattarla con delicatezza. La ragazza fece per congedarsi ma lui la fermò dicendole che, se voleva, l'avrebbe accompagnata perché il percorso per arrivare alla chiesa era piuttosto lungo e intricato: vicoli che si intrecciavano l'uno con l'altro come certe calli a Venezia che sembrano portarti a destinazione e invece ti confondono e ti portano da un'altra parte. Lei ci pensò per qualche secondo, sembrava combattuta fra la voglia di accettare e la diffidenza suscitata dalla frase di prima. "Non so, non vorrei darle disturbo, ma se le fa piacere…" "Sì, certo, altrimenti non lo direi. Stia tranquilla, non sono un pappagallo da strada". Si avviarono così verso il nuovo corso della loro esistenza. L'amore fu la cosa più facile fra loro, li prese quasi subito, come un fuoco che si accende per autocombustione sotto il sole della gioventù e della voglia di amare. Era tutto molto normale e spontaneo fra loro, non c'erano segreti né strategie, solo amore e complicità: due ragazzi che sceglievano di stare insieme giorno dopo giorno. Lui l'amava, lei lo amava, ridevano per qualunque sciocchezza, beata gioventù che sa ridere di nulla. Ridevano e giocavano ai fidanzati con un futuro davanti. Quando cominciarono a parlare di matrimonio i loro occhi luccicavano, erano felici, intuendo chissà quale gioia fra le mura di un appartamentino comprato con il mutuo. Tutto sembrava perfetto, scorreva veloce, la loro vita, trascinandoli con sé come un torrente impetuoso. Il giorno del matrimonio fu imprigionato in una cornice argento, le ore trascorse rimasero impigliate fra i ricordi della loro storia, abbracciate alla gioia di essere uniti. I giorni, i mesi se ne andarono con leggerezza, passarono due anni come due ore. Non c'erano ombre su di loro. Per questo quando Marika, l'amica di sempre, glielo disse non volle crederci. Non poteva essere vero che la sua Veronica le avesse confidato di essere stufa di Lorenzo. "Mi annoio con lui", così aveva detto. E lo aveva detto anche a Teresa, una lingua lunga he non si faceva mai gli affari suoi e che godeva un mucchio nel raccontare in giro le confidenze raccolte in giro. "Mi sa che lo lascio" aveva aggiunto con una specie di sbuffo. Come poteva essere tutto questo? Che non avesse mai dato un segno, una vaga idea di stanchezza? Così falsa, la sua Veronica, da fingere amore e felicità mentre stava pensando di scaricarlo? Era un incubo, sicuramente si sarebbe svegliato madido di sudore e glielo avrebbe raccontato, lei gli avrebbe fatto un sorriso e con una carezza lo avrebbe rassicurato: lo amava più che mai, no che non lo avrebbe mai lasciato! Era tornato a casa con le lacrime agli occhi, Veronica gli aveva dedicato uno sguardo distratto e poi gli aveva chiesto se aveva chiamato il tecnico per la lavatrice. "Sto lavando a mano da giorni, lo sai. Lo so che questo mese siamo in crisi con i soldi ma io non ne posso più, spreco un sacco di tempo e mi stanco. Fatti prestare i soldi magari, ma chiamalo". Quindi aveva messo il broncio, come sapeva fare quando voleva ottenere qualcosa da lui. Una bambina capricciosa, così gli appariva in quei momenti, ma riusciva sempre a fargli fare ciò che voleva, e ci sarebbe riuscita anche quella volta. Chiamò il tecnico, fece addirittura la voce grossa per fargli capire che era urgente e che si stava davvero arrabbiando, se non veniva al più presto si sarebbe rivolto a un altro e lui avrebbe perso un cliente. Gli occhi di lei si erano fatti di nuovo dolci nel guardarlo, Lorenzo aveva una domanda che gli saliva alle labbra e che ogni volta respingeva per paura: era davvero sicuro fosse la cosa migliore chiederle se voleva lasciarlo? O era meglio aspettare che fosse lei a prendere l'iniziativa, magari ci ripensava e...non era più sicuro di nulla, solo che era disperato. "Lorenzo, caro, devo parlarti" aveva detto lei all'improvviso. "Ecco, ci siamo, ora mi dice che mi lascia". No, non lo disse. Dalla sua bella bocca morbida uscì un giro di parole che poteva significare molte cose ma, di fatto, portava in una sola direzione. "Forse è meglio se ci prendiamo una pausa" concluse. Lui non rispose, del resto cosa poteva rispondere, "Amore mio non sono d'accordo"? Oppure "Va bene, come vuoi tu"? Qualunque risposta le avesse dato sarebbe stata inadeguata ad esprimere il groviglio di rabbia e dolore che gli era esploso dentro. Non sapendo cosa dire, si voltò dall'altra parte e pianse. Veronica fece finta di non vedere, non ce la faceva ad affrontare un uomo in lacrime per lei. Gli mise una mano sulla spalle e "Dai, "fece, "non è un dramma, solo qualche settimana per riflettere su noi due. Sarà una prova per il nostro amore". Una prova. Lui non aveva bisogno di prove, sapeva di amarla e di voler vivere con lei, se lei ne aveva bisogno allora, allora voleva dire che non ne era sicura e se non ne era sicura...se non ne era sicura forse non lo amava. Forse c'era la possibilità che non lo amasse. Glielo disse, prima dolcemente, poi gridò forte tutto il suo dolore. Lei non rispose subito, lo squadrò con aria cattiva poi" Mio caro", esordì," posso anche capire i tuoi sentimenti ma, credi, ho fatto già molti sforzi per sopportare il tuo carattere ombroso, io sono una donna solare e amo le persone solari. Po-si-ti-ve. Tu sei una specie di gufo appollaiato sull'albero degli sfigati. Ti avrei lasciato molto tempo fa se no fosse che mi facevi tenerezza ma ora, ora basta. Se me la devi menare così per una pausa, un attimo di respiro...no, guarda, non ci siamo. Ci lasciamo subito e basta". Dov'era ora la sua dolcezza? cosa ne era stato di quella ragazza tenera e gentile che lo aveva incantato? Sembrava che un veleno le avesse intossicato l'anima. "Veronica, amore, come puoi essere così dura? Sei innamorata di un altro?"
"No, niente di tutto questo. Mi sono stancata e basta, riesci a capirlo? Mi dispiace ma è così, fattene una ragione".
Fattene una ragione.
Se lo ripeté spesso nei giorni seguenti, mentre andava al lavoro o faceva la doccia. O prima di andare a dormire.
Fattene una ragione.
Ma il tormento non lo lasciava, il dolore gli attanagliava il petto.
Fattene una ragione.
Forse la ragazza che hai amato non è mai veramente esistita, forse è stata una proiezione dei tuoi desideri, hai visto ciò che non esisteva veramente solo perché volevi vederlo.
Forse era stato tutto falso, tutto maledettamente falso, e la ragione non se la poteva fare.
Ci sarebbe voluto del tempo. E un altro amore a ridargli speranza.